Una lunga partita a Monopoli

 


Tutta  la politica, tutto il diritto, tutta la cultura, tutta la civiltà dopo Gaza, comprese le critiche urgenti ad esse, sono spazzatura



Ho trangugiato dilemmi morali per due anni. 

Il martirio di Gaza ha coinciso con alcuni miei significativi cambiamenti (matrimonio, la pubblicazione di un libriccino di poesie, l'ottenimento del fatidico ruolo, per citarne alcuni) e mentre si andava delineando già da quelle prime settimane di ottobre 2023 la traiettoria dissennata della politica di Netanyahu,  ho scritto spesso qui dei miei timori, senza, tuttavia, unire mai efficacemente i puntini.

Spesso mi sono sentita in colpa quando gioivo per le mie "conquiste" personali, dimenticando cosa stesse accadendo in Palestina, ma il più delle volte mi sono sentita incompresa, soffocata dall'impotenza, raggelata dall'indifferenza, offesa e orripilata dalla completa inazione della comunità internazionale, che non ha impedito che accadesse l'inverosimile. E che ora si pronuncia tardi, troppo tardi, senza comunque interrompere il gioco al massacro di Netanyahu, quella lunga partita a Monopoli che vincerà, appena conquisterà tutta Gaza city.

L'ultimo post che ho dedicato alla questione palestinese è Guerre e capitale.  Non avrei mai creduto che lo stesso genocidio palestinese, portato avanti con implacabile precisione dal governo Netanyahu per realizzare il sogno sionista di avere uno Stato israeliano di soli ebrei, cancellando tanto ogni traccia del martirizzato popolo palestinese, quanto dell'assunto di laicità su cui dovrebbe riposare la costituzione di qualsivoglia democrazia, fosse in verità un grandissimo, gigantesco, esorbitante affare su cui lucrare e rendere sempre più gonfio il mercato della democratica Israele, della democratica USA e di tutti gli altri paesi che, in forma più o meno occulta, trarranno profitto da questa conquista immobiliare.

Gli alibi del "nonhosufficientistrumentiperprendereposizione" sono finiti da un pezzo. Dovevo studiare, informarmi, capire che la storia stava precipitando in un abisso anche a causa della mia ignoranza e vigliaccheria. Perché anche se ho cercato di scrivere, parlare, dire la mia, rimango comunque un'occidentale che vive il tramonto della sua epoca, mentre a morire e a venire cancellati sono degli innocenti arabi. E dico innocenti e lo ripeto, innocenti, completamente inermi, perché quelli che Netanyahu uccide sono nati dopo che Hamas ha preso il potere, non lo hanno mai potuto appoggiare, forse non sanno nemmeno cos'è.


"La componente morale della Storia, la più necessaria, è un'unica domanda, posta più e più volte: chi, nei momenti fondamentali, si è schierato con la giustizia e chi con il potere? Ciò che rende un momento storico come quello che stiamo vivendo così pericoloso e al contempo chiarificatore è che, in un modo o nell'altro, tutti sono costretti a rispondere", 

Omar El Akkad, Un giorno tutti diranno di essere stati contro

In queste ore che di questo atroce genocidio sono in assoluto le più drammatiche, con una scadenza già espressa di due settimane entro cui dovrà essere compiuto la cancellazione completa del popolo arabo dalla Palestina, mentre Gaza brucia e  molti gazawi tentano di fuggire (altri rimangono rassegnati ad attendere la fine), la mia testa frigge di pensieri, angoscia e disordinati slanci.

In classe cerco di spiegare come posso alle ragazze e ai ragazzi la complessa questione palestinese. 

Parliamo di tutto, dal colonialismo alla grandiosa risposta di Enzo Iachetti all'ignobile "Definisci bambino", dagli attacchi a Medici senza Frontiere, alla Global Sumud Flotilla, alla complicità di molti paesi tra cui l'Italia (terzo fornitore di armi ad Israele), al piano scellerato di resort ordito dagli esseri abietti che tengono le redini del mondo.

Mi chiedono come sia possibile che non si raggiunga una pace. Mi chiedono quale sia la soluzione e perché nessuno interviene.

Se è solo il Dio denaro a governare il mondo, con quale credibilità dovrò farli appassionare domani a Socrate, Platone, Ipazia e Kant? Come potrò mostrare la grandiosità che, pure, è stata la cultura occidentale, se siamo arrivati a questo punto di completa disumanità e cieca obbedienza unicamente alla legge del Capitale?

Gaza è un crinale. Nulla potrà mai più essere com'è stato prima. 

Non potrà esserci redenzione possibile, ho scritto altre volte, e neppure consolazione, per questo tutto ciò che amavo, oggi mi trovo a viverlo con un freno sottile che spero non percepiscano troppo i miei adorati allievi. Li coinvolgo comunque in nuovi progetti piena di entusiasmo,  ma il freno del disincanto, dello smascheramento delle colossali bugie su cui riposa tutto ciò che mi ha formato con impegno e parecchi sacrifici, c'è. 

Le parole e le idee possono cambiare il mondo?

O siamo solo pedine di un gioco a Monopoli interminabile, dove vince, per altro, chi bara di più, calpestando ogni regolamento e infrangendo qualunque sacra legge non scritta che dice "Non uccidere"?

Chi sarà il prossimo?

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