GUERRE E CAPITALE



 







Tutte le immagini qui inserite, udite udite, le ho fatte creare a Chat GPT.
Bisogna essere la propria epoca nel modo migliore, diceva Hegel.


Il linguaggio è stanco. Sembra che il saggio motto "repetita iuvant" non possa applicarsi ai nostri politici, che, benché giunga da ogni parte indignazione per il genocidio in atto a Gaza, non riescono a convergere in una condanna unanime della linea del governo di Netanyahu, mettendola finalmente fuori gioco.
Ad essere messe fuori gioco, a questo punto, sembra siano le parole.
In una ridda confusa di opinioni che fanno sempre più fatica a persuadere chi può effettivamente modificare la storia, attraverso una riconfigurazione dei rapporti di forza che andrebbe certamente a sconvolgere consolidati equilibri economici, muore la lingua e, così, il potere si incarna nella violenza ferina e senza argini, garantiti solamente dalla difficile arte della politica.

Come dimostrano anche le vicende della grande Francesca Albanese, il diritto internazionale è ormai privo di credibilità. L'Organizzazione delle Nazioni Unite, ONU, fondata alla fine della seconda GM, è defunta. La Carta delle Nazioni Unite è carta straccia.

Si può ancora sperare in un colpo di scena? La storia è imprevedibile, ma qui mi sembra che manchi totalmente nella classe dirigente mondiale una caratura morale tale per cui si possa davvero cambiare la direzione del processo disumano avviato 21 mesi fa.

Nessuno ha il coraggio di dire "NO". 
Spaccata per sempre la coscienza europea, non potrà mai guarire dal male compiuto con quest'assistenza raggelante al disegno disumano e crudele, ordito dai sionisti di Netanyahu.
La reazione non è la violenza. Condivido quanto ha detto il bravo Luca Casarini in quest'intervista: 



Anche perché cresce sempre più la consapevolezza dolorosa di moltissimi israeliani di essere guidati da un pazzo sciagurato e che ci si debba pronunciare con fermezza  contro genOcidiO (vedi anche intervista di oggi al celebre scrittore israeliano David Grossman). 

E, però, che fare?
Come ho già scritto su facebook, se fosse vivo oggi, Theodor Wiesengrund Adorno riscriverebbe uno dei più celebri aforismi dei suoi Minima Moralia così:

 "Tutta la cultura dopo Gaza, compresa la critica urgente ad essa, è spazzatura"

Ma la condanna io la applicherei anche, soprattutto, alla politica.

Tutta la politica dopo Gaza, compresa la critica urgente ad essa, è spazzatura.

Qui ci sono i nomi che sono stati finora ricostruiti dei 18mila bambini morti a Gaza in questi 21 mesi: 


Siate maledetti!

Non penso scriverò più nulla sull'argomento. A cosa servirebbe? A chi? 

Torniamo a fingere che tutto vada bene. Solamente perché siamo nati per caso nella parte "fortunata" del globo e possiamo ritenere che ciò che accade altrove, tutto sommato, ci riguardi poco.

E, si badi, in quell'altrove non c'è solo Gaza.

I conflitti in corso nel mondo sono una quarantina, l'Africa è quasi un immenso mattatoio, ma, senza niente voler togliere a tutte le straziate e a tutti gli straziati dalle guerre, il conflitto in Palestina è considerato il più grave dopo la guerra civile in Sudan.

 Ho chiesto a chat GPT di creare un grafico, mettendo in evidenza in quali guerre le armi provengono con certezza da finanziamenti occidentali.
Ecco a voi:



Dice sempre chat GPT che "globalmente, gli Stati Uniti rappresentano circa il 43 % delle esportazioni mondiali di armi fra il 2020 e il 2024, essendo onnipresenti in oltre 100 paesi coinvolti in conflitto".

Oltre al super supporto fornito all'Ucraina- che ammonta tra i $50–$69 miliardi in armamenti, con ulteriori pacchetti già approvati per FY2026 (es. $800 milioni via USAI) - ad Israele gli Stati Uniti hanno fornito 15.000 bombe, 57.000 proiettili da 155 mm, bombe bunker-buster, kit JDAM e altro, tra ottobre 2023 e la metà del 2024, per un valore di circa $17.9 miliardi (fonte reuters).

L’Italia è il terzo maggiore fornitore di armi a Israele tra il 2019 e il 2023 (circa lo 0.9% delle importazioni totali di armamenti di Israele), dietro USA e Germania.
Abbiamo dato a Israele aerei addestratori M‑346 "Lavi", esportato armi, munizioni, componenti per F‑35 e strumenti navali.

Ogni guerra è figlia di interessi economici, travestiti da ideologie.

Ma, forse, è soprattutto madre di nuovi interessi che diventano più importanti della carne delle persone innocenti, non tutelate da nessun diritto internazionale.
La loro carne può essere seviziata, corrosa dalla fame, dalla sete, dalla sporcizia e dalle malattie, abrasa dalla paura di essere spazzata via da un missile o un drone. Evaporata, ignorata, espulsa del tutto dall'agenda politica, che ha altre priorità e non può perdere tempo con i piagnistei di chi prova vergogna per il punto a cui è giunto il genere umano.
Combattere il capitalismo significa combattere l'industria mortifera delle armi e la logica spietata affaristica che spaccia per inevitabile ciò che, se l'economia non sovrasta l'etica, è sempre possibile evitare.
Resistere!



Buon agosto a tutte/i voi



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