Who's next?

 

La famosa droga venezuelana...

E così super Trump ci ha fatto iniziare un anno con il botto, cogliendoci di sorpresa e facendoci sprofondare in una preoccupazione cocente per i limiti abbondantemente superati. Da più di ventiquattr’ ore è tutto un fioccare di opinioni e analisi raffinate, ironiche o banali, che mascherano il terrore per il destino geopolitico del mondo. Siamo tutti in pericolo in modo abbastanza chiaro adesso.

Temo che come fino a qualche settimana fa non si poteva  criticare il sionismo di Netanyahu senza venire presi per antisemiti, così oggi non si possa criticare il trumpismo senza sembrare per qualcuno antidemocratici.

Trump e la democrazia per me sono inconciliabili.

È un tiranno che guida una potenza imperialista che tiene in scacco anche l'Europa da decenni.

Se è Trump il paladino della libertà, dei diritti umani inalienabili, il difensore della democrazia, beh, allora tenetevi quest'idea della democrazia e lasciatemi naufragare in un mondo senza diritti che prevaricano e pieno di curve che riparano. Starò meglio.

Ma forse nel caos sarebbe bene anche ripassare le colossali menzogne su cui si fonda la “democrazia” occidentale oggi.

Siamo tutte/i compiacenti di un sistema che riposa sullo sfruttamento delle risacche del mondo a beneficio esclusivo di una fetta di popolazione mondiale esigua e che, pure, vive troppo spesso ignara la sua condizione di privilegio assoluto, muovendosi tra abietto spreco di risorse e carenza di virtù.

Abitare il mondo occidentale con consapevolezza può essere feroce. Il rischio è caricare in ogni poro del tuo essere una vergogna incontenibile per le nefandezze compiute da chi ti ha preceduto e da chi ancora esercita il potere in modo balordo e che, sebbene trovi la tua ferma condanna, in qualche maniera modella l'immagine del potere che porti con te.

Un potere che esiste per dissanguare la moltitudine e conservare la ricchezza solo di pochi e sempre gli stessi.

In fondo, l’Ancien Regime non è stato affatto spazzato via dalla Rivoluzione Francese. Negli anni, i privilegi intollerabili dell’aristocrazia sono stati incarnati dalla borghesia neoliberale, sempre più distante dai diritti delle fasce più disgraziate del Terzo Stato.

Eppure, l’origine del potere intorno a cui si strutturano gli Stati occidentali dal Settecento in poi, non conteneva la diseguaglianza. Il contratto di Hobbes- e ancor di più naturalmente quello di Locke- sorgono in un mondo già avviato al capitalismo, in cui c’è chi guadagna e c’è chi perde, ma esso scaturisce proprio per venire fuori dalla giungla e per garantire ai consociati diritti fondamentali che nello stato pre-politico non possono esistere.

 Il patto sociale può reggere solo se chi governa lo fa per consentire ai consociati di vivere in sicurezza e libertà. Tale patto si sforza di sostituire una gestione feudale del potere che non è certo da preferire, ma se si osserva criticamente la contemporaneità e si guarda soprattutto a ciò che accade oggi, forse non dobbiamo ritenere fosse così tanto più ingiusta della nostra. E forse nemmeno superata.

Gli umiliati, gli offesi, i poveri e depredati sono sempre esistiti. Eppure molti storiografi raccontano che anche nell’età medioevale ci fossero dei limiti che impedivano agli stessi sfortunati di naufragare nella disperazione. C’era ancora una viva solidarietà che legava i poveri e c’era anche un volto della ricchezza ancora umano. 

Rimpianti per qualcosa che ha a che fare con "comunità" e giusta misura, che qui in Occidente si è irreparabilmente spezzato? La questione andrebbe approfondita.

Quello che il capitalismo ha certamente negli ultimi decenni distrutto è l'idea che si possa vivere felicemente anche con poco. E che il modello borghese rapace sia quello che deve trionfare e trovare pieno consenso e legittimità in ogni luogo.

Prima di sputare sentenze contro una repubblica bolivariana che forse non conosciamo troppo bene e di cui spesso parliamo senza tenere adeguatamente conto di embarghi, ricatti, minacce e pressioni statunitensi che minano le basi dell'assetto sociale latinoamericano in modo determinante da decenni e decenni, riflettiamo sulla stabilità della nostra democrazia e sui valori di cui si proclama orgogliosamente detentrice.

Come sa chi legge di tanto in tanto questo sciocco blog, personalmente sono molto critica del sistema tardo-capitalista in cui vivo, ma sono una privilegiata, che non paga affitto, che ha potuto studiare al punto da vincere borse di dottorato e un concorso a cattedra che, dopo un paio d'anni d'attesa, mi ha consentito di insegnare stabilmente le materie che amo. Non conosco più precarietà e non ho mai conosciuto la povertà vera, avendo sempre potuto beneficiare dell'appoggio affettivo e del sostegno economico della famiglia.

Ignoro la povertà neoliberale, ma ancor di più quella socialista. Non so cosa significhi vivere in una realtà comunista e probabilmente non lo saprò mai. Viaggiare e leggere potranno magari continuare ad aiutarmi nel farmi un’idea, ma non sarà frutto che di una mia personale, libera interpretazione.

Mi vorrei sforzare di dare un giudizio che vada oltre il dilemma: capitalismo o socialismo.

Ma mi sembra che sia invece questo il cuore di tutto il movimento tellurico che si è aperto con il rapimento di Maduro a Caracas.

Osservo i punti di vista che si mettono in campo nella selva sgraziata di opinioni social. C'è chi osanna Trump come liberatore dalla dittatura comunista e si augura raggiunga Cuba e persino la Cina. E c’è chi tuona contro la sua prevaricazione imperialista e l’oscena distruzione del diritto internazionale.

Inutile dire da che parte stia io, è persino superfluo. Ho scelto di tacere e dare i prompt a chatGPT perché mi creasse due vignette. La prima l'avete già vista, la seconda è questa:

Quel che accade quando il diritto internazionale vale fino a un certo punto...


Sarebbe giunto il momento di mostrare che un altro mondo, in cui il potere non sia considerato come il brivido della vittoria in una partita a Risiko, è possibile; che questo delirio di onnipotenza che fa arretrare il mondo nella barbarie può essere fermato se accettiamo che l’orizzonte tardo-capitalista o neoliberale non sia l’unico auspicabile. 

Il pensiero dominante non inquieta nessuno?

Nessuno vuole tentare davvero di cambiare discorso? Tutti vogliono continuare, in fondo, lo stesso?

Può darsi. Almeno qui in Italia, dove una vera alternativa al neoliberismo non sembra ancora essere stata elaborata.

Cerchiamo di mantenerci lucidi e raccogliere con pacatezza le impressioni, senza darla vinta al panico.

Tra un paio di giorni tornerò in classe e mi troverò a spiegare il passaggio dalla Dottrina Monroe del 1823 al Corollario Roosvelt del 1904, che segna l'abbandono dell'isolazionismo degli USA in favore di un imperialismo fondato sugli stati di influenza. 

Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla tanto quanto chi la conosce (o almeno prova a conoscerla!).

 



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