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| Mondello, 14 ottobre 2026 |
Stamattina un falco volava sullo Zen 2. Non ho avuto la prontezza di fare uno scatto, ma sono rimasta ad osservare quella scena quasi poetica, pensando alla limitatezza delle prospettive degli esseri umani, alla possibilità di guardare le cose dall'alto, scorgendo ciò che il punto di vista della nostra specie non arriva a vedere.
Talvolta sarebbe bello osservare il mondo con occhi presi in prestito da altri viventi. Ci potrebbe capitare di guardare la realtà persino con maestosità, come quel falco, al quale di quelle insulae oscene architettonicamente, della polveriera sociale, del commercio di armi e di tutte le complicate questioni del degrado urbano non interessava niente: volteggiava austero, probabilmente in cerca di carogne, che di sicuro avrebbe potuto trovare lì.
Insomma, ho avuto un momento alla Grignani:
"Il falco va senza catene
sfugge agli sguardi
sa che conviene
e indifferente
sorvola già
tutte le accuse, boschi e città"
La verità resiste a ogni nostra congettura e ci obbliga a rimettere in discussione continuamente quello che abbiamo maturato come valido, magari anche dopo studi faticosissimi, durati anni e anni.
Siamo precari e mortali ed è un vero peccato che solitamente apprezziamo pochissimo questa nostra fragilità estrema costitutiva, che, invece, personalmente mi ha quasi sempre rassicurato, portandomi a coltivare più manie di piccolezza, che di grandezza.
Oggi non mi va più di rinnegarmi.
So di non essere nessuno. So che non avrò potere alcuno di oppormi al nuovo corso del mondo. Continuerò a criticare come potrò nel mio piccolo, ma voglio rimanere consapevole della mia finitezza fino all'ultimo dei miei giorni, remando contro qualunque titanismo dissennato e tracotante che fa perdere di vista buon senso, tempo che scorre, declini cognitivi e un elementare e indispensabile bisogno di riposo e ritiro dalla scena.
Cade a pezzi tutto ciò che abbiamo intorno e sentirsi solamente piccoli frammenti, pronti ad essere strappati via come la vernice di questa ringhiera sul mare, può risultare angosciante, ma diventa insostenibile solo per chi si sente il centro dell'universo.
Il mondo è pieno di ringhiere sbrecciate che sarebbe giusto tornare a vedere, scrutando con amore ogni angolo scrostato, rimasto senza protezione, segno tangibile del tempo che passa e dell'incuria.
La vita non è patinata, proprio come quel pezzo di ferro. E credo vada amata anche nelle sue pieghe più impervie, nelle imperfezioni più sgradevoli, nei suoi limiti più incorreggibili, inclusa la mortalità, per ritrovare il senso quando lo smarriamo e tornare a guardare oltre la ringhiera, in cerca delle onde e del vento.



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