" Vuoto di senso crolla l'Occidente
Soffocherà per ingordigia
e assurda sete di potere",
Franco Battiato
Non ho scritto su questo blog più niente della sola questione che sarebbe lecito io possa trattare con una discreta disinvoltura, poiché ne sono implicata attivamente, ossia la scuola.
La scorsa settimana è stata molto densa di impegni, ma con una novità: mercoledì- e solo mercoledì- ho chiesto il mio primo giorno di malattia.
Ho dovuto fare i conti con i limiti della mia biologia, non adeguatamente preparata a superare l'impatto del diluvio con grandine di martedì scorso, che mi ha sorpreso mentre andavo e tornavo in motorino dalla prima sessione di ricevimenti pomeridiani.
I sensi di colpa patiti per l'influenza sono stati enormi e sinceramente non credo che tutti i lavoratori vivano con questo carico di angoscia le proprie assenze legittime, perché non tutte le professioni sono impregnate di responsabilità morale e civile nei confronti di altre generazioni.
Ho trascorso quella mattina risparmiando la gola in fiamme, ma senza riuscire a riposare mentalmente.
Il mio senso di colpa per non essere andata a scuola non è stata una prova -piuttosto banale- di coscienza morale sufficientemente salda che ripudia strategie assenteiste. Questo spetterebbe a qualunque cittadina onesta.
È probabile che sia sintomo di quel morbo pericoloso che affligge la maggior parte delle docenti e dei docenti italiane/i, cioè quella dedizione smisurata, quello stachanovismo insensato, quello spirito di sacrificio dissennato che ci fa sentire missionarie e missionari più che lavoratrici e lavoratori, disposti ad accettare ogni genere di maltrattamento e strapazzamento che altre categorie non concederebbero mai al loro datore di lavoro.
Percepire una battuta d'arresto come qualcosa addirittura di grave che andava evitato, qualcosa che non dovevi permetterti assolutamente perché ti costringerà a rivedere tabelle di marcia scontentando allieve, allievi e soprattutto il tuo inutile orgoglio da educatrice che osa ammalarsi mettendo a rischio il completamento del programma, non è soltanto ridicolo.
Purtroppo temo sia spia della cattedrite, questa strana mania che impedisce a chi insegna di concepirsi come un semplice essere umano titolare di diritti elementari da custodire e proteggere. Chi soffre di cattedrite, non riesce a stare lontano dalle sue classi a cuor leggero, anche quando sa benissimo che qualsiasi sua imprevista assenza sarà estremamente gradita dalle sue allieve e dei suoi allievi.
Se è così difficile accettare una battuta d'arresto personale per un'influenza accidentale, figurarsi cosa debba sembrare organizzarne una pianificata e collettiva per svegliare dal torpore la politica che da decenni non affronta le emergenze relative al settore scolastico ignorando richieste sindacali, proteste e scioperi.
Dicono che nella mia categoria ci sia scarsa coesione e penso sia vero, ma veramente occorre fermare tutto perché chi governa si renda conto che il sistema scolastico pubblico italiano è un'anomalia europea che senza interventi decisivi non può che franare precipitosamente?
Ho letto di quanto hanno fatto i miei colleghi in Alto Adige. E non posso che plaudire.
Il vero vulnus è il non riuscirsi a fermare e, dunque, il non essere capaci di imporsi su un sistema che mortifica perché approfitta proprio della disponibilità delle insegnanti e degli insegnanti nel farsi sfruttare.
Speriamo che questo esempio funga da inizio di una slavina che costringerà l'intero sistema nazionale a tenere conto della necessità di riformare- tanto per cominciare- il piano retributivo e ripensare alla classe docente con il rispetto effettivo che altrove riceve.
Non vogliamo statue, ma stipendi adeguati allo sforzo profuso, la cui entità nemmeno importa più sia compresa trasversalmente dalla società, ma che venga almeno riconosciuta pienamente dai suoi vertici, beh, questo è qualcosa di indispensabile.
Che siano quindi sacrosante le battute d'arresto, mie care lettrici e cari lettori.
Sono i buchi, le interruzioni, le improvvise virate che non ci aspettavamo le sole micce che possono accendere nuovi corsi di quella rigenerazione di cui abbiamo tanto bisogno tutte/i.
Ad maiora!

Commenti
Posta un commento