Il mese di marzo è stato ibrido. Ho latitato per via di giornate lavorative molto faticose e per la scelta- abbastanza discutibile- di concentrare i miei ritagli di tempo in un nuovo hobby, sorto, come ha detto una mia intelligentissima e magnifica amica, probabilmente come reazione antisanremese.
Mi riferisco all'ideazione di canzoncine, nate dal mio incontro con la piattaforma SUNO, che consente la creazione di "musica", se così può definirsi ciò che viene fuori dal lavoro di trasformazione di un testo da parte di un programma algoritmico.
I testi sono tutti miei, ma melodia, arrangiamenti, voce e tutti gli strumenti musicali coinvolti sono frutto di questa diavoleria che forse avrei fatto meglio a non conoscere mai!
Ad ogni modo, potete trovare i miei esperimenti qui su youtube: Queenofmeatballs e qui: Queenofmeatballs spotify.
Avendo nella mia vita scritto tanto, ho spesso difficoltà a dominare le tracce e capire quanta regressione ci sia stata, quanta decadenza espressiva e cognitiva si sia progressivamente imposta nella mia persona fino a farmi apparire normale scrivere canzonette e farle cantare dall'IA, per esempio, ma anche condividere riflessioni su pagine virtuali i cui lettori in buona parte ignoro.
Bisognerà che ammetta, infatti, come in certi tratti -purtroppo piuttosto lunghi- della mia vita, proprio l'eccessiva grafomania mi abbia disabituato all'idea primaria di osservare le espressioni di un altro viso e le sue resistenze, perché ciò che più mi importava, in fin dei conti, era esprimermi e cercare di capirmi.
La scrittura a me è servita principalmente per condurre una fitta analitica esistenziale che, talvolta, si è fatta così dura e profonda da farmi smarrire ogni desiderio di sintesi, lasciandomi naufragare nei miliardi di pezzetti e pezzettini in cui mi scomponevo abilmente con una semplice penna e un diario.
La lucidità, il sarcasmo, le vette di straordinaria sagacia che si possono raggiungere- così pare- nella disamina grafomane possono essere notevoli e far sembrare del tutto trascurabili, in termini di potenza e intensità, le enunciazioni che avvengono nei dialoghi in carne ed ossa.
Vanità e narcisismo, dunque. Un ego che cresce senza limiti perché l'unico interesse che ha è sentirsi capace di intendere ciò che ha dentro, mentre quanto accade fuori può avere valore unicamente in relazione alle personali interpretazioni, ma è possibile rimanere fermi e non uscire mai di casa, limitandosi ad assemblare le informazioni e suggestioni reperite sui libri, siti e sui giornali o, peggio ancora, rintracciate in vecchie lettere, email e taccuini logori.
Scrivere tanto più avvicina a sé stessi, insomma, quanto più allontana dal mondo.
Ed io, invece, in questo mondo voglio respirare, vivere, misurarmi, dicendo la mia ogni volta che è necessario dirla e spesso anche quando non lo è.
Di quanto spazio abbiamo bisogno per essere felici, mi domandavo su un foglio scritto chissà quanti anni fa.
Beh, sicuramente di più di quello che è costituito dalle pagine cartacee e ancor di più di quello finto e infinito del web.
Una nuova primavera dovrebbe dunque prevedere un ritorno alla vita effettivo, il che significa occupare gli spazi reali, venire storditi dai colori accesi, tornare a sentire odori inebrianti e ascoltare i suoni come se fossimo su questa terra per la prima volta e avessimo un desiderio insaziabile di trattenere il più possibile della sua maestosità.
Solo tornando umani, facendo cose umane e boicottando ciò che umano non è, potremo invertire questa rotta di disumanità che ha iniziato a farci navigare impauriti e depressi decenni fa, ma sta iniziando veramente a diventare incontrollabile da tre, quattro, cinque anni a questa parte.
Comprendo il fascino che esercitano le macchine, quella promessa di rapidità ed esecuzione immediata che ci fa sentire idioti. Ma è un inganno desolante. E che rende la fine sempre più vicina.
Copio e incollo al riguardo un post su fb che accompagnava la preziosa puntata di PresaDiretta di Riccardo Iacona di una quindicina di giorni fa:
Mentre chi non ha ancora la guerra a casa si rincretinisce perdendo Philìa, Eros e umanità, il caos criminale orchestrato da Trump e Netanyahu distrugge innocenti, senza che l'Occidente riesca a fermare il mostruoso che incombe e avanza senza sosta, corre con un'accelerazione quasi pari a quella del progresso tecnologico in atto.
Ci stiamo fabbricando giorno per giorno la nostra fine e questo è il più colossale suicidio che una specie vivente abbia mai posto in essere.
Avvilimenti e orazioni funebri, tuttavia, sono inutili e persino sgradevoli, perché non fanno i conti con la possibilità opposta di reazione e nemmeno si preoccupano di incoraggiarla.
Come ha dimostrato l'esito del referendum del 22/23 marzo, esistono tante e tanti giovani che questo orrore lo vogliono interrompere e hanno l'energia, la passione e la fame di futuro che sono indispensabili alla rivoluzione e che gli adulti, anche quelli migliori, biologicamente non hanno, facciamocene una ragione.
Ma anche queste ragazze e questi ragazzi che finalmente sono riuscite/i a farsi notare hanno comunque bisogno di noi quarantenni, cinquantenni, sessantenni, settantenni e perfino centenari.
Come può rinascere, del resto, un pianeta?
Chi deve farlo rinascere, se non tutte/i le/i sue e suoi abitanti, giovane/i e vecchie/i, spinte/i dall'amore e dall'istinto alla sopravvivenza?
O vogliamo aspettare Gesù?
Magari aveva ragione Heidegger e davvero solo un Dio ci può salvare, ma spero che questi giorni di passaggio possano condurci a una rinascita interiore radicale e collettiva, così da segnare un argine definitivo a questo folle galoppare verso la fine.
Resistere e rinascere!
Buona Pasqua a tutte/i voi!

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