AL POSTO NOSTRO. L'originalità ai tempi dell''IA.

 "Provo tristezza e delusione al pensiero che ci siano persone intelligenti convinte che l’atto artistico sia così banale da poter essere replicato da una macchina. Lo trovo offensivo. Non c’è alcuna ragione terrena per cui dobbiamo inventare una tecnologia capace di imitare questo bellissimo e misterioso atto creativo. In particolare scrivere una canzone. Che, se buona, ti dice qualcosa di te che ancora non sapevi. Questo è il punto. Non si può imitare. La buona canzone è sempre in corsa. Cancella quanto avevi scritto in precedenza, perché sei sempre in cammino. Ecco cos’è l’impulso creativo: sia positivo sia distruttivo è sempre un passo avanti a te. Questi impulsi non possono essere replicati da una macchina. Forse l’IA può comporre una canzone indistinguibile dalla mia, forse persino migliore. Ma per me non ha importanza: l’arte non è questo."

Nick Cave

Ci sarebbero questioni molto più serie di cui discutere, specie in questo autunno caldo, di rabbia legittima e derive autoritarie gravi su cui mi sono in parte intrattenuta su facebook, ma l'oggetto di questo breve post sarà una riflessione su cosa significhi essere originali oggi.
Qualche settimana fa con le mie allieve e i miei allievi di quinta abbiamo discusso dell'originalità creativa ai tempi dell'IA.
Abbiamo letto e commentato il brano di Kant tratto dalla Critica del Giudizio, in cui si discute del "genio"

“Il talento (dono naturale) che dà la regola all’arte. Poiché il talento rientra nella natura, il genio è la disposizione dell’animo innata (ingenium) mediante la quale la natura dà la regola dell’arte”

e ci siamo chiesti cosa rimanga oggi di quelle caratteristiche di esemplarità, inconsapevolezza e soprattutto originalità.
Se in questa partita con l'IA sui confini dell'umano che giochiamo quasi senza accorgercene, anche la genialità cede alla macchina il diritto di sperimentare, potremmo non avere più grandi speranze per il mondo che verrà.

O dobbiamo pensare che i grandi cambiamenti saranno causati da algoritmi, cosa abbastanza spiacevole.

Ciò che sto per dire apparirà luddista, ma la vera sostituzione di cui aver timore non è quella "etnica", ma tecnologica.
La sostituzione tecnologica, già.
Di noi che cosa resterà, se smetteremo di esercitare la nostra differenza fondamentale con le macchine, per dare prova del valore della nostra umanità?
Opera che giace sul mio comodino e quando avrò letto con attenzione probabilmente sarà oggetto di commento in altro post


Forse nel frattempo si può provare ad abitare il mondo in maniera ibrida, senza tradire se stessi del tutto, neppure nel momento creativo, o pseudotale. Penso, con un misto di vergogna e vanità, alle canzoncine che ho scritto e fatto musicare e cantare dall'IA che trovate qui:Queenofmeatballs spotify e Queenofmeatballs youtube.
I testi trasformati in musica dalla piattaforma SUNO li ho scritti tutti io, citando Epicuro, Pascal e Nietzsche. E non ho desiderato alcuna correzione, nemmeno ritmica, perché con le parole ogni tanto me la cavo benino e le canzoncine le invento da quando sono piccina, sebbene non sappia scriverne la musica (che quando ero bambina e ragazzina, comunque, inventavo naturalmente io, come sa bene, purtroppo per lei, la mia famiglia d'origine).
Esiste la possibilità di incontrarsi con la macchina e creare degli ibridi, insomma, ma a quel punto rimane sempre dubbia la questione dell'originalità.
Quanto può dirsi "originale" un brano, se il mio unico sforzo- al di là della concezione e limatura del testo in strofe- è stato perdere tempo nel selezionare tra le varie decine e decine di possibilità offerte quasi istantaneamente (semplicemente fornendo indicazioni sullo stile) quella che mi è parsa la più convincente?
Di seguito vi incollo i testi che ho trasformato in canzoni, tutte databili tra marzo e maggio 2026.
Esistono anche un paio di brani sotto un altro pseudonimo, fatti per mero gioco, arrivando a sperimentare quest'estate, tramortita dal caldo, persino il raggaeton, che non meritano perciò nessuna attenzione e segnano anche l'ultima occasione - per fortuna- in cui mi sono concessa questo discutibile svago. Svago che è deleterio per ragioni ambientaliste, oltre che etiche, quindi non prendete affatto queste considerazioni come un invito a utilizzare l'IA senza troppe remore.
 Con l'intelligenza artificiale io mantengo il rapporto che aveva Nietzsche con l'Abisso, temendo di diventare artificiale io stessa nel momento in cui mi specchio in essa, sedotta dalla sua capacità di lusingarmi, mentre mi semplifica certe procedure. 
Boicottarla, dunque?
Forse non del tutto. Una delle mie frasi hegeliane preferite è che "non bisogna essere i migliori della propria epoca, ma la propria epoca nel modo migliore". E chissà, un modo se non migliore di sicuro non peggiore è vivere questo tempo sforzando di restare umani, usando l'IA con parecchia moderazione e dichiarando sempre di averla utilizzata. Al momento questo è ciò che faccio, e ormai solo per ragioni "burocratiche". La creatività la lascio agli artisti veri, senza deludere il Nick Cave dell'intervista citata in esergo. Al massimo, passerò loro qualche mia "perla" e potrete chiamarmi Mogolla un dì😊

Intanto ecco i testi:

Dall'album Non sono nesSUNO. Canzoni ibride di resistenza:

COME NON PERDERE IL MONDO (prima canzone realizzata con SUNO)

Spazi creativi come inutili orpelli Per sbarcare lunari perdendo la luna Prodotta da questa società ultra liberista Anche l'anima è ormai fredda capitalista Accumula sapori, immagini, suoni, canzoni, video, sentenze, instabili umori Diventa profitto assai raramente È spesso in bancarotta per assenza di scoperte L'omologazione lo sai qui non si arrende Innocua non disturba, ma tutto si prende E così questo peso non lo porto da sola, anche per oggi ahimè qui nessuno vola La società borghese manca di eroismo Marx aveva ragione La società borghese manca di eroismo E accetta consumando la prigione Succedono orrori, genocidi, scandali cruenti Ma davanti a tutto rimaniamo impotenti Le rivoluzioni da decenni sono solo della dieta Non alziamo la testa contro chi oggi ci vieta Di costruire con pazienza un paradiso in terra Senza sfruttamento, povertà e senza la guerra Chi contesta la competizione Risulta solo un gran coglione Pensare alternative solidali non sembra interessante È meglio precipitare, lo troviamo più eccitante La società borghese manca di eroismo Marx aveva ragione La società borghese manca di eroismo E accetta consumando la prigione Abbondano intrighi e cinismo, senza nessuna redenzione La colpa divora solamente chi ha coscienza Stupidi e cattivi non pagano mai per la violenza Il sistema è marcio, ma nel sistema ci sei anche tu Che marcisci e ti annienti ogni giorno di più Ammalarsi di consapevolezza la situazione non migliora Ma rivoglio il senso critico come la Arendt mi implora Il male è banale, solo il bene è profondo Dimmi cosa devo fare Per non perdere il mondo Dimmi cosa devo fare Per non perdere il mondo

Riuscirò mai ad essere una nuvola

Sospesa e sfaccendata

Senza caos da ricomporre

Labirinti da cui uscire

Educazioni da sperimentare?

Riuscirò mai ad essere una nuvola

Sola, in aria

A godermi dall'alto

Tutto ciò che accade

Rimanendo di passaggio?




In principio era la differenza E la polvere, l'argilla, la materia ruvida e senza poesia In principio erano magma e ghiaccio Acqua ed erba, radici e pesci Firmamenti stellati ed infiniti silenzi O forse una perenne musica celeste, non destinata a noi In principio non c'eri tu e non c'ero io La nostra comparsa è un enigma indecifrato La nostra estinzione una certezza che oggi rincuora Ricordiamo una storia che è fabula e mai epistème Senza principio ma con una fine Semiretta a ritroso Infinita come l'ignoranza Imprecisa come l'umanità Con geniali creazioni Straordinarie scoperte E disseminazioni a perdere Che ne sarà di noi? Ai posteri l'ardua sentenza ah ah Ai posteri l'ardua sentenza ah ah ah Andremo via dissolvendoci piano piano Inghiottìti da un pianeta maltrattato Irredimibili e senza vergogna Tracce di civiltà si presteranno ad equivoci intollerabili Distorsioni di un senso che mai c'è stato E il nichilismo compiuto Nell'assenza di pietà Non farà paura a nessun umanoide Senza più memoria e sensibilità da decenni Cosa resta? Ciò che si era: il Nulla Così si compie l'età della tèchne Cosa sarà di noi? Ai posteri l'ardua sentenza ah ah Ai posteri l'ardua sentenza ah ah ah Se ci fosse Giustizia Salvezza per I cuori innocenti Per I martiri traditi a Gaza Per le innamorate, I viaggiatori Per le badanti e I traduttori Per migranti, perseguitati e straziati Per offesi di ogni etnia e religione Lì dove c'è stata resistenza, opposizione, trauma Mentre dilaga l'impotenza ipocrita, che annienta il riscatto Di un'Europa collassata sotto il giogo Dei suoi stessi ideali di purezza e adorazione tecnofila Santa Rosalia, lìberaci dalla Peste dell'indolenza! Lascia che l'umanità torni a spalancare gli occhi Ed agisca unita contro chi calpesta la sua dignità Spegnendo la forza di rivoltarsi contro l'ingiustizia Può una donna interrompere la rovina E rimembrare la via Maestra? Ai posteri l'ardua sentenza ah ah







Menti e corpi deragliano

D'un tratto

S'inabissano

Smettiamo di cercarci

Non sappiamo andare

In vacanza da noi stessi

Manchiamo le cose

Da dire essenziali

Non uniamo I puntini

Di nei e sillogismi

Evaporato il tempo per amarsi

Con voluttà e furore eroico

Restiamo ai margini

Di una Storia che sprofonda

Come possiamo camminarci ancora?

Abbiamo smesso di sentire
Abbiamo smesso di sentire
Non siamo più
E mai più saremo
Lontanamente umani

E' incomprensibile vedere e non stramazzare

Per il dolore di non aver salvato

Per il timore di aver perso l'anima

Nella pelle del trauma

Spauriti e sonnambuli

Marciremo gli ultimi momenti offuscati

In raggelante rimozione della Colpa

Senza avere tempo di bendare

Nostra sorella Angoscia

Abbiamo smesso di Sentire
Abbiamo smesso di Sentire

Non siamo più

E mai più saremo

Lontanamente umani.


Il corpo, l'ebrezza
L'ignoranza sentimentale
La carne svuotata di significato
La vittima sacrificale

Così diventi perché da secoli sei
La debole, l'oppressa, l'inferiore
La preda eterna, di deliri e di violenze

Quale giustizia sarà mai compiuta davvero per te
Mia cara donna?

Dai la vita, ti temono per questo
Ma la tua potenza
Anticamente riconosciuta
Viene masticata come un mito
Una macchietta irritante
Che mai più tornerà di moda

Così ti arrabatti come puoi per resistere
In questo mondo patriarcale
Ostile a questa definizione
Che regala ogni giorno a qualcuna di noi l'inferno

E siamo tutte stanche, sfinite, costrette
A trasformare la paura
Che possa accadere a noi
O a chi amiamo tanto
In occasione di riflessione, ammonimento, di solidarietà
Ma senza credere più che il rispetto sia reale, quotidiano, sincero
Non mascherato per comodità

Ma tu chi sei?
Angelo del focolare, dedita alla cura dei suoi cari
Sacrificio smisurato, crocerossina temeraria
Materna, non materna, casalinga disperata
Zitella acida, civetta, sciatta o dal fitness ossessionata
Strega, santa, mistica o sgualdrina
Amante dei ritocchi o solo dei balocchi
Chi sei, chi sei, dimmi un po' chi sei?

Antigone e Medea
Penelope e Cleopatra
Ipazia ed Artemisia
Lottavano da sole
Ma quante onde, quante onde da allora
Mary Wollstonecraft, Emmeline Pankhurst
E poi Simone De Beauvoir e Aleksandra Kollontaj
Dalle staffette partigiane a Rosa Parks
Dalle Madri di Plaza de Mayo a Franca Viola
Da Carla Lonzi a Betty Friedan a Bell Hooks
Quante onde, quante onde da allora

Per conquistare diritti e riconoscimenti
Che non hanno reso tutti gli uomini contenti

E quanti modelli abbiamo distrutto
Di seduzione e mistica della femminilità
Per ottenere la nostra libertà

E ora Donna Vita e Libertà
Per tutte quante, dal Sudan all'Iran

Schiacciata nel tuo ruolo
A casa non hai spazi
Ma con il gender gap
Guadagni sempre meno
Di chi non farà mai
I tuoi stessi salti
Per riuscire a lavorare
E a casa star sereno

Troppi maschi vincono sempre
Dentro e fuori casa
Ti irridono, sminuiscono, ti violentano
Ti deturpano corpo e anima
Ti annichiliscono
Ti condannano alla vergogna e alla follia
E hanno anche il coraggio di dire
Che te la sei cercata

Non tutti I maschi sono patriarchi
Ma anche I migliori
Ammetterai
Che devono fin da piccoli combattere
Quell'apparentemente innocua inclinazione
Alla gelosia, al controllo, al possesso, al catcalling
Che giorno per giorno ci mortifica
E ci lascia sole
A sprofondare in sensi di colpa
Per colpe che non abbiamo avuto mai

Antigone e Medea
Penelope e Cleopatra
Ipazia ed Artemisia
Lottavano da sole
Ma quante onde, quante onde da allora
Mary Wollstonecraft, Emmeline Pankhurst
E poi Simone De Beauvoir e Aleksandra Kollontaj
Dalle staffette partigiane a Rosa Parks
Dalle Madri di Plaza de Mayo a Franca Viola
Da Carla Lonzi a Betty Friedan a Bell Hooks
Quante onde, quante onde da allora

Per conquistare diritti e riconoscimenti
Che non hanno reso tutti gli uomini contenti

E quanti modelli abbiamo distrutto
Di seduzione e mistica della femminilità
Per ottenere la nostra libertà

E ora Donna Vita e Libertà
Per tutte quante, dal Sudan all'Iran

Forse ancora non lo sai
La lotta è permanente
Oggi otto marzo
Domani
E per sempre


Uhm ah uhn ah

"Devo guardare il mondo con un'altra ottica, un'altra logica Altri metodi di conoscenza e di verifica" Eh già Ma perché devo sentirmi Il peso del mondo addosso? Cerco sorrisi che rimettono al mondo Nel ritmo guasto di una società senza più umani Ora, ci vorrebbe ora Per non sentirmi inutile Come un pomeriggio abulico Passato con le forze in bilico Stremate da lezioni esagerate Per gioventù sgangherate Che non hanno bisogno di me Leggerezza, leggerezza Planare sulle cose dall'alto Non avere macigni sul cuore Parole che Calvino non ha mai pronunciato Ma la cui paternità forse avrebbe accettato Leggerezza La sola soluzione Come una piuma Come una carezza Come un palloncino Come uno sbaglio Un errore piccolino Qualcosa che ho commesso Ma non ci penso adesso Mi perdonerai, mi perdonerò? Quel sentire un' allegria immotivata E trovare sempre come rialzare lo sguardo Perché il cielo è sempre più blu, più blu E non occorre stare giù Più di un minuto o poco più Insostenibile Quando diventa inconsistenza Non ha a che fare con la strafottenza È un esistere tra crepe e varchi Ironie che sorreggono E lacrime che si nascondono Volevo scrivere, ragionare dell'universo Addormentarmi come una nuvola di fumo in un morso Di aria pesante, cupa, tetra Che non ripara dalla miseria, non scalda la vita E va sputata via Per riprendere a sognare Nuove strade meno amare Con amici più vicini Una casa e dei bambini E il chiasso oltre I miei pensieri Che da piombo si fanno più leggeri Fino a giungere qui Il letto è salvezza Non trovo leggerezza Migliore del cuscino Sprofondo e poi cucino Uhm ah uhm ah Leggerezza, leggerezza Planare sulle cose dall'alto Non avere macigni sul cuore Parole che Calvino non ha mai pronunciato Ma la cui paternità forse avrebbe accettato Leggerezza La sola soluzione Come una piuma Come una carezza Come un palloncino Come uno sbaglio Un errore piccolino Qualcosa che ho commesso Ma non ci penso adesso Mi perdonerai, mi perdonerò


Ahi ahi ah Ho I piedi distrutti Le mani spaccate Dal vento tagliente delle passeggiate Che mi hanno aiutato a dimenticare Quel torbido e folle farneticare Che sento ogni giorno nella mia stanza Tra mille ricordi e l'età che indòmita avanza E accorcia I progetti, li rende coriandoli Che lancio distratta ancora pensando A te Che di strada ne avresti fatta tanta con me Ma dove sei adesso io non lo so E saperlo, davvero, nemmeno lo voglio Mi basta sognarti L'amore è un imbroglio Ahi ahi ah Non è male semplicemente arrendersi Meno di tre minuti per dirtelo Decenni per comprenderlo Maschere su maschere fino a trovare la mia faccia Tra distacco e inettitudine non è detto che piaccia Mentre il mondo finisce perché mai dovrei pensare A te Che di strada ne avresti fatta tanta con me Ma dove sei adesso io non lo so E saperlo, davvero, nemmeno lo voglio E basta sognarti L'ho scritto sul foglio


Preghiera della sera Nella vita bisogna prendersi meno sul serio Le spalle ricurve a seguire idiozie su guru, ricette di cucina e video di gattini Mentre c'è chi sogna una notte senza bombe e senza paura per sè e I suoi vicini Schizofrenia endemica Strutturale al capitale Che vive di apparenze perchè ha bisogno di catturare In ogni momento la nostra attenzione Per mantenerci quieti nella prigione Ci vogliono ingordi e senza coraggio Perfetti consumatori Che si bevono anche il peggio E in questa sera come le altre solo un po'più vuota Penso che il destino è solo una gigantesca ruota Ed allora ho scritto questa preghiera della sera Per chi vive nel disincanto e per chi ancora spera Sorgi sole per chi soffre in un letto d'ospedale senza conforto E per I cari di chi in un ospedale a terra è morto Sorgi per chi stanotte dormirà su una panchina E per chi dalla stanza non vuole uscire Nemmeno la mattina Sorgi per chi ha smesso di parlare E nasconde in uno sguardo fisso il suo dolore Sorgi per chi ha scoperto un tradimento Sorgi per chi ha deluso suo fratello Sorgi per chi è stato licenziato Sorgi per chi si sta perdendo dentro Sorgi per chi sta vivendo tante discriminazioni Perché a poco son servite dei diritti le dichiarazioni Sorgi per chi con I debiti è infognato Sorgi per la mamma che ha il figlio incarcerato Sorgi per I ragazzi che si fanno I tagli Perché non si perdonano degli altri gli sbagli Sorgi per I riders che corrono ogni momento E per tutti I lavoratori strozzati dallo sfruttamento Sorgi per chi fugge da mondi devastati Riscalda forte il cuore di tutti I disperati Sorgi per le famiglie distrutte dalla guerra Sorgi per chi non trova più la pace in questa terra Sole, ricordati di noi Vinti, perdenti, giovani e vecchi Di ogni etnia, genere e religione Se il diritto internazionale non lo fanno più valere Tocca a te, caro sole, tornare a splendere

Vasta mente devastata Appassisco nell'inazione Ho rincorso tante Verità Dissolvendomi nell'illusione Porto l'attenzione sempre altrove Quando c'è il sole e quando piove Le ombre crescono in città Ma dove si nasconde la verità? Se siamo sempre in fuga da noi stessi Scompaiono pensieri più complessi Navighiamo nel divertissement Con buona pace di Pascal Canzone di oggi, di ieri e di domani Insegnaci cosa vuol dire essere umani
"Tutto quel che so è che debbo presto morire Ma quel che ignoro di più è, appunto Questa stessa morte, che non posso evitare" Il mistero dell'esistere e del morire Ci interessa ancora? Chi sa sprofondare nella noia Un giorno intero o solo un'ora? Se siamo sempre in fuga da noi stessi Scompaiono pensieri più complessi Navighiamo nel divertissement Con buona pace di Pascal Canzone di oggi, di ieri e di domani Insegnaci cosa vuol dire essere umani

Non si è mai troppo vecchi
O troppo giovani per essere felici
Ma cosa ti serve per la felicità?

Stai in ansia sempre ad aspettarti
Che gli altri ti dicano che sei brava
Questa sete di riconoscimenti
È del tutto sterile e vacua
Dovresti pensare ai giovamenti
Che nascono dalle relazioni
Dimenticare tutti I turbamenti
Dell'ego e delle sue farneticazioni
Non sei tu la fonte primaria
Del caos che ti ruota intorno
Ma non sei neppure stella danzante
È giunto il momento di levarsi di torno

Lathe biòsas
Diceva Epicuro
Vivi nascosto
Vivi nascosta

Vivi nascosta
Resta latente
Senza temere
La morte e il dolore

Vivi nascosta
Cerca il piacere
Ma con ferma
Moderazione

E così questa dolce atarassia
Nessuno potrà portartela via

Degli svantaggi dell'esposizione
Pochi si preoccupano
Ma è in quest'autoestraneazione
Che gli umani si annientano

Nella furia ossessiva di crederti una diva
Diversa dagli altri, lontana dai tuoi cari
Cresce un gran disagio e coltivi bisogni superficiali
Fino a quando non esplodi in ribellione
Per ogni etichetta che ti è cucita addosso
E come una brava adolescente
Vuoi fermarti
E restare un po' nel fosso

Occorre sparire per ritrovarsi
A caccia di like
Poi non ti piaci più

Lathe biòsas
Diceva Epicuro
Vivi nascosto
Vivi nascosta
Vivi nascosta
Resta latente
Senza temere
La morte e il dolore

Vivi nascosta
Cerca il piacere
Ma con ferma
Moderazione

Occorre sparire per ritrovarsi
A caccia di like
Poi non ti piaci più

Non si è mai troppo vecchi
O troppo giovani per essere felici
Ma cosa ti serve per la felicità?


Troppi narcisisti idioti Che si perdono Che si perdono Che si perdono E non si perdonano mai Quanti anni a vagare Nell'universo Dentro me Mentre tu eri lontano Impegnato a costruire Una fama da ammirare Di cultura e critica internazionale Troppo rozza tra voi intellettuali Troppo elevata in mezzo ai superficiali Il disagio era il mio carapace Solo a scuola conosco oggi la pace Non c'è motivo Dicevo ma mentivo Chissà dove sarei adesso Chissà Posso solo immaginare Il tuo scherno misto a disgusto Per le strade che ho tentato Ti sembrerò di certo provinciale E alquanto triste Ma è più facile far cantare una voce artificiale Che prendersi il tempo che ci vuole per parlare Raccontarsi le fatiche La vecchiaia, le rinunce Come soffre il nostro mondo E come soffriamo noi Non c'è motivo Dicevo ma mentivo Chissà dove sarei adesso Chissà Assolutizzavo tutto lo sai Stupida figlia della media borghesia Chiusa a casa per anestesia Dall'ebrezza della vita e dai suoi errori Che avrei potuto amare stando fuori Cosa ho fatto ai miei vent'anni Troppe angosce, troppi affanni Totalmente inutili Non c'è motivo Dicevo ma mentivo Chissà dove sarei adesso Chissà Forse si diventa più leggeri Dopo aver messo a dieta Quel dolore che divora Per la sola ragione Di non sapere perché siamo qui Perché siamo ancora qui Mentre molti sono andati già via Ah ah ah Non c'è motivo Dicevo ma mentivo Chissà dove sarei adesso Chissà


Parole dolci, Parole amare, Parole oneste, Parole irritanti Parole obsolete, Parole mute, Parole affogate, Parole volanti Parole in giacenza, Parole svendute Parole prestate, Parole mai avute Parole veleno, Parole medicina, Parole della sera e della mattina Parole che segnano, Parole che graffiano Parole che scappano E a volte ritornano Parole in attesa, Parole che danzano Parole ispirate, Parole che avanzano Parole di carne Parole di vento Parole di pioggia Parole di fuoco Parole Parole Parole divento Uh uh Parole insensate, Parole disarmate Parole dolorose, Parole agitate Parole che uniscono, Parole confuse, Parole che piacciono Parole escluse Parole scoperte, Parole ingannevoli, Parole miraggio, Parole sgradevoli Parole potenti, Parole ipocrite Parole ai margini, Parole speciali Parole che occultano parole originali Parole chiave, Parole di roccia Parole d'aprile e del fiore che sboccia Parole sognate, Parole speranza Parole che incantano E che gettano in ansia Parole di carne Parole di vento Parole di pioggia Parole di fuoco Parole Parole Parole divento Uh uh Parole di sole, Parole di niente Parole di getto, Parole spente Parole maledette, Parole gentili Parole coraggiose, Parole più vili Parole ribelli, Parole obbedienti Parole espressive, Parole tormenti Parole denuncia, Parole di gloria Parole di fame, Parole di storia Parole mistero, Parole di nebbia Parole inventate che il cielo spaventan Parole umilianti, Parole incerte Parole magiche, Parole scontate Parole di seta, di pace e d'amore Parole salvate e che sanno salvare Parole di carne Parole di vento Parole di carne Parole di fuoco Parole Parole Parole divento Esiste l'umano oltre le parole? A voi le prossime, io ne cerco di nuove.
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 Non paga, ne ho realizzato un altro:

CANZONI CON L'IA (da notare che iniziano tutte con I o A...)


Fatti vedere, fatti guardare È un mondo povero di sguardi Povero di amore Non puoi avere tutto e subito Anche se lo vuoi È l'inganno dello smartphone Dispositivo seducente Che ha modificato la nostra mente Ciò che tocchi ti consuma Senza distanza non c'è più poesia Senza la voce non c'è più empatia Dove ci siamo persi Uh uh In mezzo a pixel e reels Dove ci siamo persi Uh uh uh Paura di chiamarsi Mentre ascolto Brian Eno Torno all'ultimo istante in cui ti ho visto Quel gusto di sparire sopraffino Fosse a maggio oppure agosto Avrà sempre il sapore della morte che conosco Niente accadeva, tutto si interpretava Esitazioni, sottili frustrazioni Da scovare negli occhi Cercavamo il solo Volto Mentre tutti erano di schiena Ricordi? Dove ci siamo persi Uh uh In mezzo a pixel e reels Dove ci siamo persi Uh uh uh Paura di chiamarsi Ho nostalgia dell'analogico Di quel muoversi un po'tragico Con fatica e ardore fisico Per trovarsi dentro l' attimo Fuori dallo schermo Eppure tanto magico Che ci rendeva umani Giovani, imperfetti Infelici e tanto strani Dove ci siamo persi? Uh uh In mezzo a pixel e reels Dove ci siamo persi? Ti chiamo prima o poi
....

IMPERFETTO

Amavo, Ascoltavo, Credevo, Speravo
Guardavo, Desideravo, Telefonavo e Incontravo
Cercavo compagnia, Uscivo senza mandare messaggi
Leggevo sulla carta le storie dei più saggi
E mi incantavo senza perdermi nel web

Esistevo senza postare, osservavo senza scrollare
Esistevo senza postare, osservavo senza scrollare

Chiedevo aiuto agli altri e ai miei ricordi, sforzavo la memoria
Parlavo anche coi sordi
Sfidavo le paure e sbagliavo senza traumatizzarmi
Piangevo, Meditavo e vivevo con lentezza
Ridevo a crepapelle, Scrutavo d'estate le stelle
Non avevo ansia, ero solare
In quel tempo imperfetto
Che non potrà più tornare

Esistevo senza postare, osservavo senza scrollare
Esistevo senza postare, osservavo senza scrollare






Piatta Forma Apatica sostanza Che non cancella I tarli della coscienza Stiamo precipitando E non sento più niente Primavera ha bussato Ma io non le ho aperto E non le aprirò Piatta Forma Consolazione inutile Intrattenimento letale La nostra distrazione finale Stiamo precipitando E non sento più niente Primavera ha bussato Ed io non le ho aperto E non le aprirò Forse l'algo-ritmo È il ritmo del dolore Della nostra inesorabile estinzione Potrò educare ancora Pensando questo? Stiamo precipitando E non sento più niente Primavera ha bussato Ed io non le ho aperto E non le aprirò Stiamo precipitando E non sento più niente Primavera ha bussato Ed io non le ho aperto Forse le aprirò
INTERMEZZO (unico motivetto inventato da me, arrangiato da SUNO)

Poco tempo per amare
Troppo tempo a lavorare



"Non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l'eternità" Uh ah uh ah Stamattina il cielo brillava e la spiaggia era strapiena L'odore delle creme abbronzanti I ricordi riaccendeva Corrono in fretta tutti gli anni e io non riesco a stare loro dietro Se solo fossi stata più allenata, li avrei raggiunti e conservati con cura Oggi ho visto più ciglia finte che volti E frangette tutte uguali Che nascondono qualcosa Che non saprò mai Amor fati La fai facile tu Ah ah ah Amor fati Non cercare di più No che non è una sciocchezza Mi sento scivolare Come Artax nella palude della tristezza Non sempre so reagire Non so se voglio reagire All'idea che tutto stia cambiando Troppo rapidamente Mi sento in un libro di Carroll Sono una vecchia Alice rintronata E un po'demente In perpetua fuga dal presente Mentre mi sento ancora venticinque anni dentro Nello specchio non mi riconosco più Amor fati La fai facile tu Ah ah ah Amor fati Non cercare di più La mia infanzia disneyana dovrebbe avermi insegnato Che bastan poche briciole ed anche un poco di zucchero e la pillola va giù E se non ci riesci si può sempre fischiettare E Hakuna Matata, senza pensieri, la tua vita sarà Ma tutto ciò che è americano oggi è più un incubo che un sogno E forse è meglio rimanere svegli e accettare l'inverno Anche se il tuo meglio è già venuto Cosa ne sai di quello che ci sarà? Amor fati La fai facile tu Ah ah ah Amor fati Non cercare di più Bisogna fischiettare Fischietta e sorridi



IMPRECARIO

Ahhhhhhh Ahhhhhhhh Ahhhhhh

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro" Bla bla bla Bla bla bla Cantano questi cantano mentre anche oggi non so se il contratto sarà rinnovato o l'automazione mi farà fuori Mondo umano dall'IA confinato ai margini dell'inutilità Sei la fonte di tutti I miei dolori e non trovo nessuna pietà Cantano, questi cantano Mente I ricchi sempre più ricchi godono a dismisura Qui dilaga la paura Che a fine mese non si arriva, ci sono troppe spese e così il balcone lo si guarda con sempre più attrazione Lavorare stanca e spesso uccide Imprecario Un neologismo per un lavoro disumano Come in questa società ultra liberista è diventato Per la maggioranza della gente, che non lavora o lavora troppo ma che sembra sempre poco e niente E rimane senza garanzie, con tante lamentele e Imprecazioni Che non smuovono mai le situazioni Perché non c'è capitalista più spietato Di quello che abbiamo dentro Ahhhhha ahhhhh Ahhhhhh ahhhhh Spesso non c'è più qualcuno che ci sfrutta fino allo sfinimento L'imprecario è campione supremo di autosfruttamento Errare è umano Perseverare è da Imprecario Ahhhhhhh ahhhhh Ahhhhhhh ahhhhh Al concerto del primo maggio si canta poco di lavoro dignitoso Piatto il pubblico e il palco poco furioso Resistenza, lotta di classe, morti bianche, salari e ascensore sociale Vengono taciuti e il fiore non è più del partigiano Occasione perduta per riflettere e unire rabbie e tormenti da trasformare in rivoluzione Torneremo a sgobbare tristi, a produrre e a logorarci lanciando Imprecazioni Perché Errare è umano Perseverare è da Imprecario Spesso non c'è più qualcuno che ci sfrutta fino allo sfinimento L'imprecario è campione supremo di autosfruttamento Errare è umano Perseverare è da Imprecario Ahhhhhhh ahhhhhhh Ahhhhhhh ahhhhhh
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E qui mi fermo, certa di avervi deliziato abbastanza.
Ad maiora

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