II sapere molte cose non insegna ad avere intelligenza.
Eraclito
Scriveva Horkheimer nel 1937:
L’intellettuale che con un atteggiamento di umile venerazione si limita a proclamare la potenza creativa del proletariato, accontentandosi di adeguarglisi e di trasfigurarlo, trascura il fatto che ogni elusione dello sforzo teorico che egli si risparmia nella passività del suo pensiero, come pure di un temporaneo contrasto con le masse a cui potrebbe portarlo il suo pensiero, rende queste masse più cieche e più deboli di quanto potrebbero essere. In quanto elemento critico e propulsivo, il suo pensiero è parte integrante del loro sviluppo. La completa subordinazione a quella che è di volta in volta la situazione psicologica della classe, che in sé rappresenta la forza necessaria alla trasformazione, ingenera nell’intellettuale la sensazione beata di essere collegato con una potenza straordinaria, e un ottimismo professionale. Se in periodi di gravissime sconfitte questo ottimismo viene scosso, più di un intellettuale corre il rischio di cader vittima di un pessimismo sociale o di un nichilismo tanto illimitati quanto il suo precedente ottimismo era eccessivo. Essi non sopportano il fatto che proprio il pensiero più attuale, che coglie più a fondo la situazione storica ed è più ricco di prospettive future, in determinati periodi comporti l’isolamento dei suoi portatori che si ritrovano abbandonati a se stessi.
Quasi una ventina di anni fa, commentavo così:
Chi è l'intellettuale oggi? Chi è il proletario?
Può essere il pensiero delle persone colte "parte integrante" dello sviluppo di chi , pur essendo il motore della crescita economica della società, resta ai suoi margini? Ed in che modo? Scrivendo saggi o acuti editoriali sulla stampa? Dove sono gli intellettuali? Quanti di loro fanno politica, vivono nei sindacati, cercano di prestare voce a chi non ce l'ha e subisce il giogo del padrone? Perché, quando osano diventare più attivi, vengono considerati idioti dai loro amici intellettuali che ritengono stiano "perdendo" tempo? Il tempo qualcuno non insegnò, forse, come non sia un ente di cui si dispone, ma qualcosa che si abita? E per abitarlo bene sarebbe necessario, dunque, ignorare ciò che accade intorno, non prenderne parte, avendo cura, però, di saper ben discutere sull'importanza dell'intersoggettività, la crisi della "comunità", il Bene, la parola agente ed il fatto parlante, la dialettica e la fenomenologia, durante le fondamentali conversazioni con docenti e colleghi?
Tutta la storia umana si muove su un'opposizione tra dominanti e dominati che è indispensabile per la sua prosecuzione. Ma al rapporto costitutivo "servo-padrone" si può tentare di sottrarre la matrice aggressiva e sprezzante il sacrificio e la dignità dell'uomo, solo con una lotta senza sosta, che abbia come obiettivo la partecipazione anche dell'ultimo della società alla cultura, alla bellezza, a tutto ciò che può ancora ricordare quanto l'inferno sia di là da venire.
Horkheimer sapeva già, una sessantina e più d'anni fa, che "oggi lo sviluppo è determinato dai contrasti nazionali e internazionali di cricche dirigenti ai diversi livelli di comando nell'economia e nello stato.".
Cosa spetta agli intellettuali contemporanei? Osservare e tacere, dall'antro dell'Accademia, insegnando, formando e lasciando tracce fondamentali per chi proseguirà la loro ricerca? O sforzarsi di seminare dubbi per strada, tra gli oppressi e insieme agli artisti e a tutti coloro che generano caos per gli altri, per tentar di contribuire in prima persona a far nascere la forza rivoluzionaria?
Sono entrambe strade nobilissime, che non è detto si elidano a vicenda. Non si tratta di un vero e proprio bivio. Sono strade che spesso si congiungono, talvolta divergono in modo nettissimo, ma tra l'una e l'altra resistono dei varchi nei quali ogni intellettuale ha diritto e dovere di passare ogni tanto.
Così potrei chiedere "Da che parte state voi, amici intellettuali? Come coniugate attualmente il vostro essere-nel-mondo? ", ma non penso che ci sia davvero una "posizione" da prendere in modo inequivocabile e decisivo.
Oggi mi piace pensare come tutta la vita dello studioso-filosofo non sia che un passare da una fase all'altra, possibile se s'intuisce ed accetta l'esistenza benedetta di quei varchi e si cerca di avvicinarsi ad essi per sperimentare sempre più a fondo la capacità del pensiero di piegarsi al vitale o di lasciare che il vitale si renda tanto flessibile da lasciarsi avvolgere dalla riflessione. E le insenature, le periferie, i non-luoghi trovo siano gli habitat ideali in cui fermarsi a criticare il proprio cammino prima di ripartire, per concedere a queste due direzioni di non saturarsi mai e di restare sempre moniti imprescindibili per completarsi e completare l'opera d'arte della propria esistenza (intellettuale, politica, contemplativa...).
"La filosofia, se vuole acquistare importanza per la vita, deve essere amata e vissuta" diceva Goethe.
Auguri, a tutti gli aspiranti intellettuali, ai pochi intellettuali già maturi ed a tutti i "proletari" senz'alcun privilegio, ma di buon cuore
.
Oggi, 6 gennaio 2026, non saprei bene cosa dire sul ruolo degli intellettuali.
Tanto per cominciare, ho molte difficoltà a sentirmi parte della categoria.
Aspiro al pensiero critico e cerco di dedicarmi di tanto in tanto ad approfondimenti, ma so di non sapere e di avere lacune madornali in molteplici piani della conoscenza e dell'esistere che fanno di me un'ignorante, ma almeno un'ignorante consapevole.
A differenza di vent'anni fa, però, posso dire che la situazione attuale sembra più scoraggiante perché, mentre gli intellettuali sono in crisi, dilagano le e gli influencer, che si spacciano per opinionisti pieni di cose da dire e capaci di attirare numerose schiere di followers, la cui attenzione è il capitale principale della loro fortuna.
Il potere capitalista ha bisogno oggi, infatti, proprio di influencer che non richiedono che distratte adesioni, prive di reali ricerche e confronti delle fonti. Non occorre avere studiato per essere influencer. Basta una dose sufficiente di carisma, o almeno una sfacciata disinvoltura. Gli argomenti dibattuti possono essere dei più vari, ma non possono assurgere a discussioni realmente approfondite.
Il ritmo dell'influencer viaggia a quello del capitale: ingurgita e sputa. E più non dimandare.
Diverso il ritmo dell'intellettuale. L'intellettuale fatica, annaspa, si smarrisce, non sempre conclude, rimane a volte in aporie per tempi lunghissimi, magari per sempre, perché il gusto è quello della ricerca pacata o sovente aggressiva, ma sempre distante dalla logica commerciale e di brand ammiccanti. L'intellettuale ammicca solo quando è scadente.
Per tornare ad Horkheimer, dunque, che dire?
Della lotta di classe e dell'interesse per il vasto, eterogeneo proletariato mi sembra che se ne parli sempre troppo poco anche tra gli intellettuali.
Gli intellettuali fanno riflessioni Considerazioni piene di allusioni Allitterazioni, psicoconnessioni Elucubrazioni, autodecisioni
(Signor G)
Forse nel dilagante conformismo non nasceranno più Sartre, Pasolini e nemmeno Gaber o De André. O forse non potremmo riuscire ad accorgercene, schiacciati come resterebbero da un profluvio di idiozie e immondizie musicali e non.
Eppure, di riferimento o egoriferiti, gli intellettuali che vogliono interpretare e cambiare il mondo esistono ancora. E molte, moltissime sono donne, attente critiche del sistema in cui viviamo e capaci di aprire nuove traiettorie.
Filosofe, scrittrici, scienziate o attiviste, da Judith Butler ad Angela Davis, da Bell Hooks a Silvia Federici, da Nancy Fraser a Naomi Klein fino a Greta Thunberg: sono tante e sparse in tutto il pianeta le combattenti del pensiero e dell'azione.
A furia di prendere in giro gli intellettuali di sinistra, con polemiche sulle loro intramontabili sofisticherie e infinite contraddizioni, ci siamo abituati a considerare ormai drammaticamente vuoto lo spazio decisivo di critica al potere.
Ma, anziché temere di rimpiangere persino i "radical chic", potremmo iniziare ad ascoltare - per esempio- punti di vista femminili sulla Cura e sul potere per cucire insieme numerosi tasselli di una nuova rivoluzione pensata e agita concretamente.
Le intellettuali non sono tutte uguali!
Sta a noi leggere, ascoltare, domandarci e dibattere senza toni nostalgici e senza indulgere troppo.
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