LA POLITICA TI RENDE ANIMALE?
Questa settimana i ragazzi di ben due quarte liceo, lasciati liberi di interpretare la famosa frase aristotelica della Politica "l'uomo è un animale politico" (politikòn zôon), concordavano in larga misura nel sostenere che Aristotele intendesse dire che l'uomo che fa politica diventa un animale.
Ora, per quanto la campionatura presa in considerazione sia risicata, temo che descriva una percezione molto comune tra i più giovani di cui bisognerebbe con serietà prendere atto.
Il grado di sfiducia raggiunto dalle nuove generazioni nei confronti dello scenario politico e i suoi rappresentanti è abissale.
Altro che la più nobile delle attività umane! La politica viene vista solamente come uno squallido agone in cui Polemos fa riempire di bava alla bocca e acceca le fiere che perseguono soltanto i propri interessi, calpestando qualsiasi amore per il bene comune.
Questi sono i tempi amari di disincanto in cui viviamo e remare contro proponendo una politica del rispetto, dell'ospitalità e dell'amicizia nei confronti dell'altro e dell'alterità per eccellenza che è la natura, potrebbe essere troppo tardi.
Chi vuole un mondo nuovo deve resistere e mostrare strade diverse, contagiando con esempi di segno opposto che suscitino ammirazione incondizionata, per provare a far mettere in discussione anche solo una di queste convinzioni a chi è nato e cresciuto interiorizzando un'idea di politica che ne deforma il nobile scopo.
Questa è la sfida. Ma chi la vincerà? Potrà questa disaffezione per la politica venire effettivamente scalfita e lasciare spazio a nuovi orizzonti di senso antiindividualisti e antiqualunquisti? Chissà.
Molti di loro voteranno a breve, e in frangenti così critici raccolgono le simpatie degli sfiduciati spesso coloro che parlano alla pancia intercettando un nemico, ripetendo poche frasette che raccolgono consenso di giovani ingenui e di adulti rimasti allo stato di minorità, grazie alla capacità di toccare quel tasto che nessun ragionamento pacato suffragato da fonti accurate e argomentazioni solide potrà mai toccare : la paura del diverso e la concomitante euforica spinta a farsi comandare per annientarlo.
Che lo spirito critico accompagni tutti noi anche nel crinale di questa fine. Se proprio dovremo scomparire, probabilmente è meglio farlo da lucidi che da rincitrulliti.
Ad maiora, buona domenica!

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