DISUMANIZZAZIONE

 



In occasione della giornata della memoria di domani, ho partecipato con una mia classe- e in compagnia di altre 10mila provenienti da tutta Italia- ad una visita guidata virtuale ad Auschwitz.

Scrivo di getto ciò che ricordo di questa dolorosissima esperienza effettuata da remoto, intrecciando le informazioni elargite da Michele- guida preparatissima- con giudizi personali.

Auschwitz deve agire come un generatore di domande, perché lo studio della storia serve per cercare risposte a quello che è successo e per capire anche che direzione stanno prendendo oggi gli eventi prima che sia troppo tardi.

La persecuzione sistematica di ebrei, che li ha privati di ogni diritto e dignità, disumanizzandoli quotidianamente con una brutalità senza confini in un luogo che è sorto con il solo scopo di uccidere, rimane la pagina più cupa, crudele, inaccettabile della storia europea.

Auschwitz è nato con la doppia funzione di campo di concentramento e di centro di sterminio.

Qui, il 75% e anche l’80% degli arrivati, senza nemmeno essere registrato, andava direttamente nelle camere a gas messe a punto a partire dal 1942 .

I SOMMERSI, quelli che sono rimasti senza neanche un nome, sono la maggioranza dei 6 milioni di morti che graveranno per sempre sulla coscienza di tutti noi.

Nel campo di concentramento vero e proprio, com’è noto si entrava attraverso il cancello che recitava “Arbeit macht frei”, ma quel lavoro non liberava affatto, veniva usato come mezzo di annientamento per fiaccare corpo e spirito e portare avanti questo progetto di sterminio industriale che solo menti scellerate, squilibrate e pericolosissime potevano concepire.

Le condizioni di lavoro erano impossibili, quelle di sopravvivenza fuori dalle 11 ore di fatiche fisiche previste non erano meno insostenibili.

Non c’è aspetto della giornata di un deportato ad Auschwitz che possa ricordare vagamente la parentela al genere umano. Ammassati come bestie su paglia, poi pagliericci e infine, a partire dal 1941, in letti a castello di legno  a tre piani, i deportati potevano andare nei pochissimi bagni a disposizione esclusivamente due volte al giorno tutti insieme, per cui non restava loro che farsela addosso, lasciando colare escrementi e piscio dai giacigli verso terra. Sporchi e pieni di malattie- che forse non avevano nemmeno il tempo di incubare-, avevano un’alimentazione controllata in modo scrupoloso, pianificata anche quella per impedire che sopravvivessero più di due, tre mesi: una sorta di caffè- con erbe varie- al mattino, una zuppa di bucce di patate e rape a pranzo e 300 grammi di pane nero a cena.

 I prigionieri non stavano mai da soli ma non potevano comunque instaurare rapporti umani facilmente. Intanto perché la fisionomia cambiava molto velocemente, al punto che  certi figli non riconoscevano neppure più le loro madri pochi giorni dopo l’inizio della detenzione. 

I crani rasati, i chili perduti, le fatiche segnate in ogni centimetro del corpo. Cosa rimane di  un essere umano se quotidianamente gli viene inflitto un trattamento abominevole che lo allontana da tutto ciò che noi riteniamo sia “inalienabile” ma che per le SS di allora era invece da alienare, e da alienare nel modo più programmatico e rapido possibile?

Inoltre, legare con qualcuno era un terno al lotto, perché si moriva come mosche, di continuo, ogni minuto, in qualunque occasione possibile, e non c’era relazione amichevole capace di ritardare l’incontro con la morte.

La morte era onnipresente, qualcosa a cui dovevi abituarti per potere sopravvivere. 

Si moriva fucilati; si moriva a seguito degli esperimenti condotti in un blocco apposito da illustri medici nazisti improvvisamente convertiti a uccidere; si moriva di inedia- c’erano stanze apposite in un “carcere” sotterraneo presente in uno dei blocchi- o di soffocamento- in altre celle in cui era stato studiato il sistema per concedere quel pochissimo d’aria che bastava per soffocare agonizzando lentamente- o si moriva con un’iniezione di fenolo al cuore e poi, naturalmente, si moriva con i famosi cristalli Zyklon B - prodotti dal gruppi I.G.Farben, di cui faceva parte la Bayer- imbevuti di cianuro, che, raggiunta la temperatura di 25 gradi circa dei corpi stipati nelle docce, consentiva al veleno di svolgere la sua missione letale, impedendo all’ossigeno di raggiungere i tessuti vitali.

La morte con il gas non era un semplice avvelenamento. Se dentro la doccia il cristallo non ti arrivava vicino facendoti morire subito, potevano passare anche 20 minuti, talvolta più di mezzora, prima di esalare l’ultimo respiro. Era come avere diversi infarti ripetuti senza sosta e senza potersi obliare nell’incoscienza, perché si rimaneva vigili.

L’assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle vite degli ebrei proseguiva anche quando morivano. Con la loro cenere, si concimava la terra o si cercava di eliminare il ghiaccio delle strade del campo.

Come se non fossero mai stati umani.

Dei 232 mila bambini arrivati ad Auschwitz, solamente 600 circa sono sopravvissuti e spesso i più piccoli di loro non riuscivano nemmeno a ricordare la loro lingua materna, abituatisi a parlare con uno slang imparato nella dura, quotidiana lotta per la sopravvivenza contro Kapò e SS.

A proposito di SS, com’è noto, delle ottomilatrecento passate da Auschwitz in quei cinque anni,  solo pochissime tra loro hanno avuto una punizione esemplare.

Ad Auschwitz c’è la forca dove è stato impiccato nel 1947 Rudolf Höss, il protagonista de “La zona d’interesse”, ma tutti gli altri sono riusciti a evitare il linciaggio.

 


Come può essere accaduto tutto questo?

E dov’era il mondo mentre accadeva?

La guida ha risposto ad una domanda posta da una classe intorno al segreto che doveva essere Auschwitz per gli altri Paesi.

Niente di più falso. Il mondo sapeva. Qualcuno da Auschwitz era riuscito tra l’altro a scappare, andare anche negli Stati Uniti a raccontare quello che stava succedendo.

Il mondo sapeva e non ha impedito che accadesse.

Come sta succedendo oggi nei confronti dei gazawi

Viviamo tempi abominevoli, ma è imprescindibile ricordare cosa è accaduto ottant'anni fa. 

Non dirò perché non accada ancora, perché un altro genocidio è ancora in corso e sulle macerie della striscia sorgeranno per altro grattacieli che mai nessuno avrebbe pensato di costruire sui campi di sterminio nazisti, per occultare la tragedia incommensurabile della Shoah, che mai potrà essere compresa o perdonata. Esattamente come la tragedia di Gaza.

Dobbiamo ricordare per opporci al compimento della disumanizzazione che è l'evaporazione di ogni traccia di chi ha vissuto un inferno inconcepibile, evaporazione che può avvenire anche per l'assuefazione alle ricorrenze, che può spegnere l'interesse e trasformare in un meccanismo arido il delicato, vivo compito di custodire la memoria.

Ricordare è un dovere per poter condividere con rinnovata pietà frammenti di storie a  partire da cui distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è.

Non so quale sarà il 27 gennaio di Gaza. 

Quale data si sceglierà come fine di un atroce massacro genocida? Certamente non la finta pace orchestrata da Trump e Netanyahu.

E, poi, spetterà anche ai carnefici dei gazawi una Norimberga?

Chissà.

In cerca di pezzi da dissotterrare dal silenzio, dalla manipolazione e dalla censura, dovremo lavorare duramente per non cancellare del tutto anche la civiltà palestinese, ritrovare le parole smarrite, martoriate, scarnificate nel loro potere esplicativo e ammalate da tanta crudeltà. 

Perché questo credo sia l'unico impegno da sostenere per sfidare la disumanizzazione imperante che dilaga intorno a noi: restituire voce e dignità a chi è sommerso oggi, per essere salvato, almeno, domani.

 P.S. : L'evento è stato organizzato dal MIM e Valditara è apparso in un video all'inizio, prima che cominciasse la visita, per ricordare che l'eredità più grande di Auschwitz è che nessun umano può essere etichettato sulla base di un pregiudizio e che questa consapevolezza acquisita duramente in ottant'anni va mantenuta per impedire nuove tragedie. 
Chissà come concilia queste affermazioni con la richiesta di censire gli studenti palestinesi nelle scuole italiane...

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