22 SETTEMBRE, L'ITALIA DICE NO!

 "L'evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un'evoluzione di pensiero", 
Franco Battiato


Questo sciopero generale resterà nella memoria di tante e tanti di noi, come prova viva di risveglio e partecipazione straordinaria in tutta Italia, per dire, in modo compatto e senza tentennamenti, stop al genocidio portato avanti dalla sanguinaria politica sionista di Netanyahu e sostenuto anche da tutti quei paesi che ancora, come il nostro, non riconoscono lo Stato palestinese e reputano addirittura Israele in diritto di "difendersi", non importa se trucidando e lasciando morire di fame bambini.

Non ci interessa di come lo sciopero venga distorto e raccontato da testate giornalistiche serve del padrone, capaci di trasformare un fatto incontrovertibile (è sceso in piazza "un mondo", come ha scritto  il Manifesto!) in un aneddoto ben poco edificante, che va certamente condannato, qual è stato il vandalismo di certi cretini a Milano.

Noi c'eravamo e sappiamo che si è trattato di una manifestazione limpida, composta, di confronto intergenerazionale.



 Adesso che, per fortuna, la maggioranza ha aperto gli occhi, occorre mantenerli aperti. E non retrocedere mai dalla messa in discussione del sistema, che produce guerre e anche genocidi, con la nostra più o meno consapevole complicità.

 A tal proposito, anche se è sgradevole ripetersi (vado di fretta), ricopio parti dei commenti che ho messo in calce oggi ad un post di un amico di facebook che avanzava riserve sullo sciopero: 

Nessuna e nessuno sciopera per attestare una vaga, impossibile "purezza morale" e non ci si aspetta da quel decurtamento del proprio stipendio e dalla partecipazione ad un atto collettivo di protesta un effettivo mutamento della situazione terribile. Magari bastasse! 

Si sciopera perché si crede fortemente in una causa ed è diventato impossibile fare i conti con essa in chiave solitaria e, benché non esistano e mai esisteranno demarcazioni nette tra i giusti e gli ingiusti e nonostante le scelte esistenziali non si consumino certamente in piazza, ci sono precisi momenti storici in cui è necessario rivendicare l'appartenenza ad un ideale, gridare forte di essere contro per potersi sentire, d'improvviso, meno soli, abbracciando idealmente dei poveri martiri che ahinoi continueranno a morire anche domani. E chi sciopera, purtroppo, questo lo sa, ma sente che è indispensabile fermare tutto e combattere contro l'ingiustizia, rimanendo sempre attenti alle sue molteplici forme. Perché, come dice Simone Weil, l'attenzione è la forma più rara e più pura  di generosità.  E chi sciopera non salverà il mondo, ma almeno va riconosciuto che sia generoso.

Se tanti, poi, coltivano solo l'estetica dell'attivismo, pazienza, avranno perduto l'occasione per mettere in piedi una rivoluzione, che richiede parecchia energia e incessante capacità autocritica. Ma credo che molti, moltissimi oggi fossero in piazza perché veramente saturi dell'accondiscendenza mostrata nei confronti di un orrore che nessuno potrà mai restituire nella sua atrocità nei secoli dei secoli, ma anche di un sistema capitalista e dei suoi disumani riflessi che condizionano, purtroppo, la vita di tutti noi e distruggono quella di tanti innocenti.

Che dallo sciopero si possa passare ad una rivoluzione? Chissà...

Oggi, caro Franco Battiato, c'è stata un'evoluzione di pensiero e non ce ne dimenticheremo. Non possiamo, non dobbiamo. Per tutte le bambine e i bambini che abbiamo lasciato morire a Gaza, per le loro madri, i loro padri, i loro nonni, zii e tutta una civiltà che rischia di essere barbaramente cancellata, senza lasciare traccia. 

Ad maiora!


Commenti